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Tecnologia per l'ambiente

l’architettura

Polo energie rinnovabili di Russi

L'architettura

PROGETTATO DA GIOVANNI VACCARINI ARCHITETTI, IL POLO ENERGIE RINNOVABILI – POWERBARN RIDEFINISCE I RAPPORTI TRA PRODUZIONE DI ENERGIA E TERRITORIO AGRICOLO.

Esempio virtuoso di coesistenza tra mondo industriale e mondo agricolo, il progetto Powerbarn realizzato da Giovanni Vaccarini Architetti a Russi (Ravenna) interpreta il programma di riconversione di una parte dell’area industriale appartenuta a Eridania in una centrale di produzione di bioenergia. Circondato da dune percorribili e corridoi naturalistici, il nuovo polo per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili si immerge nel territorio dal quale recupera risorse energetiche. L’architettura del grande edificio caldaia, che domina l’area, offre di sé immagini mutevoli. La sua imponente massa è dissimulata attraverso una composizione che mette in gioco strategie mimetiche di origine militare.

Delimitata a nord-ovest dall’ultimo tratto del fiume Lamone, attraversata dalla ferrovia che da Faenza conduce a Ravenna, lambita a sud-est dalla strada del Carrarone sulla quale si apre il suo ingresso, l’area industriale appartenuta a Eridania si pone a margine di un ampio territorio agricolo. Esso è tuttora dedicato alla storica coltura della barbabietola da zucchero e di alberi da frutta, e copre un’area di circa 47 ettari adiacente alla città di Russi, in provincia di Ravenna.

Questo grande comparto, legato al nome dell’industria agroalimentare tra le protagoniste della storia imprenditoriale italiana, ha oggi dismesso la produzione di zucchero e mantiene le sole funzioni di confezionamento e di magazzino che trovano ancora spazio su una superficie di circa 46.000 metri quadrati. Circa 280.000 metri quadrati comprensivi di tre ampie aree umide sono stati bonificati, rinaturalizzati e restituiti alla comunità, mentre un programma di riconversione delle preesistenti aree industriali è stato predisposto per una parte della restante area, su una superficie di oltre 167.000 metri quadrati.

Una visione ambientale che prende la forma di dune poste ai margini dell’area di intervento.

È qui a Russi, nel cuore della Romagna, che il nuovo polo per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili è stato realizzato, sulla base del progetto sviluppato da Giovanni Vaccarini Architetti, studio di architettura già autore di numerosi progetti di mitigazione ambientale e affermato in ambito nazionale e internazionale. Una visione ambientale a scala territoriale determina il masterplan e il suo inserimento nel paesaggio agricolo, al cui interno sorgono, quasi come cristalli, le architetture.

“Volevamo realizzare, lungo il margine dell’area riconvertita in polo per la produzione energetica, qualcosa di simile a un bastione naturale, quasi una duna, quindi un elemento strettamente legato alle funzioni ecologiche di un ambiente. Non una barriera, quindi, ma un elemento funzionale e immediatamente espressivo delle nostre intenzioni progettuali: permeabile, accessibile e vivente”.

Giovanni Vaccarini.

Il masterplan del Polo definisce un dispositivo ambientale a bassa tecnologia originato dal disegno di un terrapieno che funge da punto di interfaccia tra l’area rurale e quella industriale. “Tutto il progetto parte dal disegno del margine”, racconta Giovanni Vaccarini per spiegare come attraverso la presenza e il progetto naturalistico delle “dune”, tipiche del paesaggio adriatico e qui realizzate su tutto il confine dell’area, si sia proceduto a una generale opera di schermatura e mitigazione ambientale del polo. I bordi dell’area sono stati pensati come dei terrapieni dall’altezza variabile tra tre e dieci metri, sormontati da alberi e percorsi da piste ciclabili e pedonali, che definiscono il margine dell’intervento e l’interfaccia tra i due ambiti: quello agricolo e quello dedicato alla produzione energetica.

L’energia è prodotta dal territorio coltivato nell’area circostante.

La scelta di Giovanni Vaccarini Architetti di circondare il sito con dune percorribili e corridoi naturalistici, anziché da recinzioni industriali, è legata alla volontà di porre il polo in un rapporto di apertura con il territorio circostante. Difatti, l’impianto a biomasse (con una potenza di 30 MWe) è alimentato con cippato di legna, ma anche da residui di sfalcio e pulizia degli argini dei fiumi e potatura, provenienti da una filiera corta entro un raggio di 70 Km. In un più ampio programma di riduzione ai minimi termini dell’impatto sul territorio, la realizzazione delle dune è stata ottenuta con la sola terra di scavo.

La produzione annua del polo di Russi è stimata di 222 GWh, soddisferà il fabbisogno di 84.000 famiglie, garantendo significativi risparmi nell’immissione di gas serra nell’atmosfera. Accanto alla produzione di energia da cippato, nel polo trova sede anche un impianto a biogas alimentato da liquami zootecnici e un piccolo impianto fotovoltaico, di circa 1.000 mq, che contribuiscono alla produzione di energia pulita. Le linee guida dell’Unione Europea riguardo all’utilizzo di fonti rinnovabili nella produzione di energia elettrica segnano il traguardo da raggiungere per il 2020 al 20% e al 32% per il 2030. Attualmente l’energia prodotta da biomasse contribuisce al 10% di tutte le risorse di energia e rappresenta la quota più importante tra le energie rinnovabili, costituendone il 59%. Nel 2016 i maggiori consumatori in termini assoluti di bioelettricità sono stati la Germania, la Francia, l’Italia, la Svezia e il Regno Unito. L’Italia è anche tra le maggiori consumatrici di bioheat, insieme alla Germania, il Regno Unito, la Svezia e la Finlandia.

La concezione di Powerbarn genera un’architettura poliedrica che rielabora storiche tecniche di camuffamento.

Sono l’edificio caldaia e l’adiacente camino le architetture che caratterizzano l’intervento, sia per dimensione che per composizione. Disposti lungo la strada del Carrarone, i loro volumi appaiono imponenti eppure mitigati sia dalla presenza delle dune, che riducono la percezione della loro altezza, sia da una sofisticata operazione di camuffamento che coinvolge, sfaccettandole in un caleidoscopio di forme triangolari, le loro superfici più esterne.

L’edificio principale (edificio caldaia e linea fumi), infatti, ha una dimensione considerevole: lungo circa cento metri e alto oltre trenta. Il camino, adiacente alla caldaia, raggiunge un’altezza di cinquanta metri. Dietro questi si dispongono le sale macchine, il grande condensatore, l’ampia tettoia dove il cippato viene stoccato ed essiccato in attesa di essere condotto alla caldaia attraverso un nastro trasportatore.

Ancora oltre, secondo un disegno di grandi rettangoli che può ricordare i blocchi urbani di una metropoli, si dispongono le vaste aree nelle quali il cippato viene movimentato e stoccato. All’estremo opposto dell’area sono collocati le aree per il compostaggio e l’impianto per la produzione di biogas.

All’interno dell’area il piano dispone inoltre un volume per gli uffici, una sottostazione elettrica, un’area per la raccolta delle acque reflue.

La soluzione poliedrica che Giovanni Vaccarini ha progettato per l’involucro dei principali corpi di fabbrica desta attenzione. Le grandi superfici triangolari che coprono i volumi della caldaia e del camino sovvertendone le geometrie sono realizzate con strutture in acciaio sulle quali è posata una tessitura lignea a elementi paralleli. L’orditura delle scandole lignee segue però un pattern che cambia direzione a ogni faccia, offrendo così all’osservatore percezioni costantemente mutevoli in funzione del punto di osservazione, delle differenti ore del giorno o delle condizioni di luce. Il rivestimento in legno è anche un omaggio all’arte dell’intreccio e alle architetture nomadiche.

“La tecnica di camuffamento Razzle Dazzle è estremante interessante e il suo studio ci ha permesso di sviluppare delle soluzioni

architettoniche impreviste. Non si tratta di nascondere bensì di proporre all’osservatore una realtà diversa, più complessa, dissimulata,

che paradossalmente tende a richiamare l’attenzione dell’osservatore e a farlo riflettere su ciò che sta guardando”.

Giovanni Vaccarini

Nella concezione di tale soluzione Giovanni Vaccarini ha fatto ricorso a una tecnica di camuffamento militare ispirata dall’arte cubista e sviluppata nel corso della Grande Guerra in ambito navale. Nota come Razzle Dazzle, tale tecnica fu utilizzata originariamente per rendere difficile l’individuazione delle navi britanniche nonostante la loro mole. Essa consiste nella pittura di una serie di righe e segni grafici che si interrompono e si fronteggiano definendo un motivo disarticolato che confonde la percezione e rende difficile da stimare distanza e grandezza dell’oggetto osservato.

La soluzione architettonica è coerente con l’idea di mitigazione ambientale che ha ispirato il progetto. Giovanni Vaccarini Architetti ha già mostrato in altre occasioni l’interesse per la dimensione percettiva degli elementi architettonici: lo stesso accadeva ad esempio nel progetto per SPG a Ginevra, dove lo studio si era affidato con successo a soluzioni ispirate all’arte cinetica per creare, attraverso l’uso di lamelle posizionate sulla superficie a vetri della sede principale della compagnia assicurativa elvetica, un corpo apparentemente astratto e immateriale.

Con il progetto per il polo per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili di Russi (Ravenna) il percorso progettuale di Giovanni Vaccarini Architetti si arricchisce di una nuova importante esperienza che interpreta con competenza e sensibilità ambientale un tema estremamente attuale e che descrive un nuovo e significativo episodio della ricerca architettonica in Italia. Anche per questo, a Powerbarn e alla sfida promossa dal suo progetto, è dedicato uno short film diretto da Daniela De Francesco e prodotto da The Piranesi Experience. https://vimeo.com/365540207